Il Notiziario di Malachia – n.3 2014
PUBBLICATO DA:
Associazione Naturalistica Malachia (A.N.M.)
Registrata presso A.E. Roma in data 11/01/2012
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DIRETTORE RESPONSABILE: Domenico Ramazzotti
VICE DIRETTORE RESPONSABILE: Claudio Fanelli
RESPONSABILE COMITATO SCIENTIFICO:
Malacologia: Edoardo Perna, Raffaele Petrone
CAPOREDATTORE
Daniele Trono
Pubblicazione semestrale:
Anno III numero 3 – 2014
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Le versioni cartacee vanno richieste a redazione@malachia.it
Supplementi ed allegati:
serie
I Quaderni di Malachia
3
SOMMARIO
Bursa granularis elisabettae, una nuova sottospecie dall'Australia Sud-Occidentale ……… pag.4
Primo ritrovamento in alto adriatico di Calappa tuerkayana …………………..…………… pag.24
Un ritrovamento subacqueo di Euparthenia humboldti ……………………………….……. pag. 30
Fotografare una microconchiglia …………………………………………………………… pag. 37
4
Bursa granularis elisabettae, una nuova sottospecie dall'Australia Sud-Occidentale (Gastropoda:
Bursidae).
Andrea Nappo * - Daniel Pellegrini ** - Giuseppe Bonomolo ***
Riassunto
Si descrive una nuova sottospecie di Bursa Röding P.F., 1798, specie tipo per successiva designazione:
Bursa monitata Röding P.F., 1798 (=Bursa bufonia (Gmelin J.F., 1791)), dal Sud Ovest Australia, sulla base
delle caratteristiche morfologiche della conchiglia. Il nuovo taxon viene comparato con Bursa granularis
granularis (Röding P.F., 1798) e Bursa granularis cubaniana (d'Orbigny A.D., 1841).
Parole Chiave
Bursidae, Bursa, Australia, sistematica, nuova sottospecie
Introduzione
La maggior parte delle specie della famiglia Bursidae Thiele J., 1925 vivono a profondità medio basse, su
fondale roccioso e coralligeno, in acque tropicali e temperate dall’indo-Pacifico all’Atlantico (Poppe G. T. &
Goto Y., 1991; Cossignani T., 1994). Solo alcune si rinvengono su fondali sabbiosi di acque più profonde
della piattaforma continentale. All’interno della superfamiglia Tonnoidea Suter H.H., 1913 (1825), questa
famiglia è caratterizzata dall’avere un secondo canale sifonale. Bursa granularis granularis (Röding P.F.,
1798) è specie con ampia distribuzione geografica, dal Sud Africa al Mar Rosso, estendendosi a tutto
l’areale indo-pacifico, raggiungendo il Giappone, le Hawaii, l’Isola di Pasqua e l’Ovest Messico, in barriera
corallina o coste rocciose a profondità variabile da 0 a 256 m. (Welch J.J., 2010; Kanner P. pers. com.).
Bursa granularis cubaniana (d'Orbigny A.D., 1841) ha invece un’estensione che ricopre l'Oceano Atlantico
Occidentale, dal Brasile al Messico, comprendendo tutta l’area Caraibica. Bursa granularis elisabettae
n.ssp. ha una distribuzione estremamente limitata, rinvenendosi solo nel Sud Ovest Australia.
Materiali e metodi
Il materiale tipo è costituito da esemplari raccolti da subacquei locali, ad una profondità di 12-16 m
(Marshall G. com. pers.). Le fotografie degli esemplari sono state eseguite con una Canon PowerShot A480,
montata su un microscopio Motic trinoculare inclinato di 45°con zoom da 10x a 40x per le fotografie macro.
Abbreviazioni
Vengono elencate di seguito le abbreviazioni utilizzate nel presente articolo:
- CEE: Collezione Ebau Elisabetta, Cagliari, Italia.
- CPD: Collezione Pellegrini Daniel, Valmontone, Italia.
- CNA: Collezione Nappo Andrea, Quartu Sant'Elena, Italia.
- CBG: Collezione Bonomolo Giuseppe, Jesi, Italia.
- es.: Esemplare
- * : Esemplare raccolto vivente.
- # : Esemplare sprovvisto di dati cronologici.
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Sistematica
In accordo con Cossignani T., 1994 e WoRMS:
Phylum: Mollusca Cuvier, 1797
Classe: Gastropoda Cuvier, 1795
Sottoclasse: Caenogastropoda Cox, 1960
Ordine: Littorinomorpha Golikov & Starobogatov, 1975
Superfamiglia: Tonnoidea Suter H.H., 1913 (1825)
Famiglia: Bursidae Thiele J., 1925
Genere: Bursa Röding P.F., 1798
Specie: Bursa granularis elisabettae n. ssp.
(Tav. 1 fig. 1, 2, 3; Tav. 2 fig, 1, 2, 3; Tav. 3 fig. 1, 2, 3)
Materiale tipo
Si riportano i dati relativi all’olotipo ed ai paratipi, con la loro rispettiva collocazione:
Olotipo: 35,1 x 21,5 mm – Museo di Storia Naturale Aquilegia, Cagliari, Italia: (MAC.ML 1536). *
Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 12 m (Marzo 2014).
Paratipo 1:46,1 x 27,5 mm – CEE. *
Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 16 m (Febbraio 2014).
Paratipo 2:33,2 x 19,7 mm – CPD.*
Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 8 m.
Paratipo 3:42,4 x 25,2 mm – CNA.*
Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 8 m.
Paratipo 4:52,1 x 30,3 mm – CNA. * #
Sud-Ovest Australia, acque profonde.
Paratipo 5: 52,2 x 30,1 mm – CNA.*
Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 16 m.
Paratipo 6: 43,4 x 25,5 mm – CNA.*
Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 14 m (Febbraio 2014).
Paratipo 7: 58,2 x 32,8 mm – CNA.*
Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia. (Gennaio 2001).
Paratipo 8: 45,1 x 26,8 mm – CBG. *
Michaelmas, Sud-Ovest Australia.
Altro materiale esaminato
Si elencano in seguito, gli esemplari degli altri taxa visionati:
- n° 13 es. di Bursa granularis elisabettae n. ssp.
- n° 444 es. di Bursa granularis granularis (Röding P.F., 1798)
- n° 72 es. di Bursa granularis cubaniana (d'Orbigny A.D., 1841)
- n° 29 es. di Bursa nodosa (Borson S., 1821)
Locus typicus
L'olotipo proviene da Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, ad una profondità di 12 m,
rinvenuto vivente sottoframmenti e strutture di corallo morto.
Distribuzione
B. granularis elisabettae n.ssp. ha una distribuzione molto ristretta. Dalle informazioni in nostro possesso,
ottenute da malacologi e da subacquei locali, che svolgono attività di raccolta molluschi, abbiamo
riscontrato che il nuovo taxon si rinviene solamente nell’area compresa tra Perth e Michaelmas Island nel
nel Sud Australia.
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Derivatio nominis
Il primo autore dedica questo nuovo taxon alla sua carissima amica Elisabetta Ebau (Cagliari, Italia).
Descrizione dell’olotipo
Conchiglia solida di forma fusiforme, elongata, con giri angolati, di medie dimensioni per il genere (35,1
mm di lunghezza x 21,5 mm di larghezza), composta da 5,5 giri di teleoconca e 3,5 di protoconca
paucispirale, che si presenta globosa e liscia, microscultura sconosciuta. La teleoconca porta tre coste spirali
principali nodulose nell'ultimo giro, di queste solo la principale è visibile nei giri precedenti. Presenta
inoltre, due varici per giro, disposte ogni 180°, ognuna con tre grossi noduli alternati da infossature evidenti.
La scultura spirale è costituita da fitti cordoncini spirali granulosi molto numerosi. L'apertura è ovale e
presenta 8 dentelli disposti in quattro gruppi nella parte interna del labbro esterno, e 18-20 dentelli singoli,
sottili ed allungati sul labbro columellare. Il canale sifonale anteriore è moderatamente sviluppato, con una
forte scultura formata da cordoncini granulosi. Quello posteriore si presenta granuloso e di colore bianco.
L'ultimo giro, incluso il canale sifonale, rappresenta circa la metà dell'altezza complessiva della conchiglia.
Questa presenta una colorazione marroncino chiaro, più scuro nelle spire iniziali.
Tutta l’apertura, compresi i dentelli columellari, ha un colore bianco lucido. Nella specie l’opercolo è ovale
con nucleo apicale spostato lateralmente.
Discussione e conclusioni
In accordo con la sistematica utilizzata in Beu A.G., 1985 e Cossignani T., 1995, B. granularis (Röding P.F.,
1798), viene suddivisa in 2 sottospecie, in base alle caratteristiche morfologiche ed al differente areale di
distribuzione: B. granularis granularis (Röding P.F., 1798) e B. granularis cubaniana (d'Orbigny A.D.,
1841).
B. granularis elisabettae n. ssp. si distingue facilmente da B. granularis granularis (Röding P.F., 1798) per
l’aspetto generale più angolato e meno globoso; per avere tre coste spirali principali nodulose nell'ultimo
giro; per la varice con tre noduli alternati da infossature, raramente può presentare un nodulo vestigiale
aggiuntivo; per lo stoma con dentellatura labiale in minor numero e divisa in gruppi di 2-3 denti; per la
protoconca di 3,5 giri.
B. granularis granularis (Röding P.F., 1798) vive nell’Ovest Australia, ma la sua distribuzione meridionale
si arresta alle Isole Abrolhos, non raggiungendo il limite Nord di B. granularis elisabettae, che risulta quindi
totalmente isolata.
Bursa affinis Broderip, W.J., 1832, viene considerato sinonimo juniore di B. granularis granularis (Röding
P.F., 1798) (Beu A.G., 1985; Cossignani T., 1994; WoRMS), di cui potrebbe essere soltanto una forma
ambientale con scultura esaltata. Riportiamo la descrizione originale: “Ranella affinis. Ran. testa pyramidali,
depressa, ponderosa, striis transversis frequentibus tuberculato-granosis, albido-rubente maculis fasciisque
castaneis; columella valde rugosa; labri crenulati, subfimbriati limbo intùs dentato: long. 2 1/2 , lat. 1 6/9
poll. Hab. In Oceano Pacifico. (Annaa.)”. Il locus typicus indicato è Annaa, che corrisponde all’atollo Anaa
della Polinesia Francese.
B. granularis elisabettae se ne distingue per avere scultura meno marcata, con granulosità minore ed assente
nei primi giri di teleoconca. La varice di B. affinis Broderip, W.J., 1832 è variabile per numero di noduli,
mentre la protoconca è costituita 3,6 giri.
Bursa cumingiana Dunker W.B.R.H, 1862, attualmente sinonimo juniore di B. granularis granularis
(Röding P.F., 1798) (Beu A.G., 1985; Cossignani T., 1994; WoRMS), presenta scultura leggermente ridotta,
ma più acuta. Il profilo è meno alto rispetto a B. granularis elisabettae, però si presenta più angolato rispetto
7
a B. granularis granularis (Röding P.F., 1798). Riportiamo la descrizione originale: Testa ovata,
subdepressa, solidiuscula, pallide fusca, albida lividoque variegata, apicem versus rubida, anfractibus
septenis convexis instructa; anfractus ultimus spira duplo fere longior, nodorum grandium seriebus duabus
necnon granorum minorum seriebus senis cinctus; nodi majores verrucosi, minores irregulares; varices
crassi, undique graniferi; columella rugoso-plicata, alba; apertura ovata, superne sinuata et canaliculata;
labrum album, incrassatum, dentatum; canalis brevis, profundus, subobliquus. Altit. 47, latit. 32 mm. Hab.
Nova Caledonia. Specie nostra Bursae affini Brod. Similis, nodorum grandium verrucosorum”. Il locus
typicus indicato è la Nuova Caledonia. La distribuzione comunque è la medesima di B. granularis
granularis (Röding P.F., 1798), è non comprende l’areale dell’Australia Sud-Occidentale, dove invece si
rinviene la n. ssp.
B. granularis cubaniana (d'Orbigny A.D., 1841), risulta molto simile a B.granularis elisabettae, presenta
anch'essa scultura poco marcata. Se ne distingue per avere i primi giri granulosi. I denti labiali sono molto
più numerosi e non suddivisi in gruppi. Il colore è di solito marrone scuro. La protoconca è formata da 3,3
giri. B. granularis cubaniana (d'Orbigny A.D., 1841) ha una distribuzione che comprende l’area Caraibica,
dal Brasile al Messico. Vive sotto rocce o frammenti di corallo a bassa profondità. (Smithsonian Tropical
Research Institute).
Dall’esame di vari esemplari di B. granularis elisabettae, si può notare una certa variabilità, in particolare
nei noduli talvolta assenti, e nella varice labiale, che può presentare cordoni secondari. Anche la colorazione
esterna della conchiglia è abbastanza variabile, da marroncino chiaro a marrone scuro.
B. granularis elisabettae è stata erroneamente identificata e riporta in Bozzetti, 1991 (pag. 2-4 fig. 1), come
Bursa nodosa (Borson S., 1821), specie fossile del pliocene europeo (Damarco P., 1993; Pavia G., 1976).
Il materiale tipo di quest’ultima specie è illustrato in Pavia G., 1976, (lectotipo: Tav. 5 fig. 2-5;
paralectotipo: Tav. 5 fig. 5). Confrontando esemplari di B. nodosa (Borson S., 1821), con esemplari di B.
granularis elisabettae, risulta evidente che siano 2 entità distinte. B. nodosa (Borson S., 1821) si rinviene
solamente, come fossile pliocenico del bacino del Mediterraneo e differisce dalla n. ssp. per la scultura
composta da granulosità di forma ovale, disposta a nido d’ape su tutta la superficie della conchiglia, per
l’aspetto più tozzo e meno slanciato, con maggior numero di noduli nella teleoconca, che si presentano più
sviluppati; per la teleoconca con cordoni tubercolati visibili già dai primi giri; per la protoconca più piccola,
composta solamente di 2,5 giri. Riportiamo la descrizione originale di Murex nodosus Borson S., 1821, da
Pavia G., 1976: “testa subfusiformis; anfractu majori duplici nodorum serie instructo, caeteris semplicibus,
labio fimbriato, nodis validis ornato; cauda brevi incurva, varice longitudine spirae.”
Auspicando una nuova e definitiva revisione, la tassonomia della famiglia Bursidae Thiele J., 1925, appare
ancora incerta, non solo a livello specifico, ma anche generico e subgenerico. B. granularis elisabettae,
viene descritta solamente su base morfologica, in attesa di ulteriori studi anatomici e molecolari, su tutto il
gruppo di B. granularis, che ne accertino lo status e la sistematica sopraspecifica.
Ringraziamenti
Desideriamo ringraziare Kanner Paul (Los Angeles, USA), Gail Marshall (Augusta, Australia), Kevin
Monsecour (Aarschot, Belgio) e Philippe Quiquandon (Mougin, Francia) per aver procurato gli esemplari
oggetto di questo lavoro e per le informazioni fornite.
Si ringraziano Domenico Ramazzotti (Olbia, Italia), Paolo Russo (Venezia, Italia) e Daniele Trono
(Copertino, Italia), per l’aiuto fornito nella stesura del manoscritto.
Un ringraziamento speciale va a Guido & Philippe Poppe (Lapu-Lapu, Filippine), per aver gentilmente
concesso l’utilizzo del loro materiale fotografico e per i loro utili consigli.
I ringraziamenti vanno anche a 2 anonimi referees per la revisione dell’articolo.
8
Bibliografia
Beu, A.G. 1985. A classification and catalogue of living world Ranellidae (=Cymatiidae) and Bursidae.
"Conchologists of America Bulletin"13(4): 55-66.
Bozzetti L., 1991. Bursa nodosa (Borson, 1823) sopravvive in Australia? - La Conchiglia, Anno XXII n.
260 Luglio/Settembre, II Semestre 1991: pp. 2-4.
Broderip, W. J. & SowerbyG. B., 1833. [The collection of Shells formed by Mr. Cuming on the western
coast of South America, and among the islands of the Southern Pacific Ocean]. Proceedings of the
Committee of Science and Correspondence of the Zoological Society of London 2: 173-179.
CossignaniT., 1994. Bursidae of the world.L’informatore piceno, Ancona, 119 pp.
Damarco P., 1993. La riserva paleontologica della Valle Andona e Valle Botto (II).
Dunker, W.B.R.H., 1862. Species nonulae Bursarum vel Ranellarum collectionis Cumingianae, Proc. Zool.
Soc. Lond.: 238-240.
Pavia G., 1976. I tipi di alcuni Gasteropodi terziari di Stefano Borson. Bollettino della Società
Paleontologica Italia. Vol 15, n. 2: 145-158.
Poppe G. T. & Goto Y., 1991. European Seashells Vol. 1 – pp.132-133.
Röding P. F., 1798. Museum Boltenianum sive catalogus cimeliorum e tribus regnis naturæ quæ
olim collegerat Joa. Fried Bolten, M. D. p. d. per XL. annos proto physicus Hamburgensis. Pars secunda
continens conchylia sive testacea univalvia, bivalvia & multivalvia. - pp. [1-3], [1-8], 1-199. Hamburgi.
(Trapp).
Smithsonian Tropical Research Institute. URL: http://biogeodb.stri.si.edu/bocas_database/, consultazione in
data: 08/09/2014.
WoRMS (World Register of Marine Species) URL: http://www.marinespecies.org, consultazione in data:
02/08/2014.
Welch J.J., 2010. The “Island Rule” and deep-Sea Gastropods: Re-Examinig the Evidence.
*Andrea Nappo, Via S'Arrulloni, 25 – Quartu Sant'Elena (Cagliari), 09045, Italia – nappo.andrea@gmail.com
**Daniel Pellegrini, Via Colle Morello,2 –Valmontone (Roma), 00038, Italia –danielpellegrini@hotmail.it
***Giuseppe Bonomolo, Via Padre Vincenzo Pellegrini, 15 – Jesi (Ancona), 60035 Jesi – gp.bonomolo@libero.it
Ricevuto 01/08/2014
Accettato 20/09/2014
10
Tavola 1:
Bursa granularis elisabettae n. ssp.: 1: Olotipo, 35,1 mm, Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest
Australia, 12 m, Marzo 2014, (MAC.ML 1536); 2: Paratipo 1, 46,1 mm, Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-
Ovest Australia, 16 m (Febbraio 2014), (CEE); 3: Paratipo 2, 33,2 mm, Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-
Ovest Australia, 8 m, (CPD); 4: Paratipo 3, 42,4 mm, Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 8
m, (CNA); 5: Paratipo 4, 52,1 mm, Sud-Ovest Australia, acque profonde, (CNA).
11
12
Tavola 2:
Bursa granularis elisabettae n. ssp.: 1: Paratipo 5, 52,2 mm, Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest
Australia, 16 m, (CNA); 2: Paratipo 6, 43,4 mm, Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia, 14 m
(Febbraio 2014), (CNA); 3: Paratipo 7, 58,2 mm, Flinders Bay, Cape Leeuwin, Sud-Ovest Australia.
(Gennaio 2001), (CNA); 4: Paratipo 8, 45,1 mm, Michaelmas, Sud-Ovest Australia, (CBG); 5: Bursa
nodosa (Borson S., 1821), 33,4 mm Certaldo, Firenze, Italia, Pliocene, Zancleano superiore, (CNA).
13
14
Tavola 3:
Bursa granularis granularis (Röding P.F., 1798): 1: 45,2 mm, Taiwan, (CNA); 2: 34,3 mm, Taiwan, (CNA);
3: 29,7 mm, Taiwan, (CNA).
15
16
Tavola 4:
Bursa granularis granularis (Röding P.F., 1798): 1: 48,5 mm, Isola Pascoe, Nord Ovest Australia, bassa
marea, (1986), (CNA); 2: 49,4 mm, Isola Pascoe, Nord Ovest Australia, bassa marea, (1986), (CNA); 3:
34,1 mm, Taiwan, (CNA); 4: 48,2 mm, Nuova Caledonia, (CNA).
17
18
Tavola 5:
Bursa granularis granularis (Röding P.F., 1798): 1: 31,3 mm, Tuamotu, Polinesia Francese, (CNA); 2: 43,9
mm, Somalia, (CNA); Bursa granularis cubaniana (d'Orbigny A.D., 1841): 3: 27,8 mm, Camocin, Cearà,
Brasile, 25-40 m, (CNA).
19
20
Tavola 6:
Bursa granularis cubaniana (d'Orbigny A.D., 1841): 1: 35,2 mm, Florida, USA, (CNA); 2: 35,8 mm,
Florida, USA, (CNA); 3: 35 mm, Camocin, Cearà, Brasile, 25-40 m, (CNA).
21
22
Tavola 7:
Particolari dello stoma. 1: Bursa granularis granularis (Röding P.F., 1798); 2: Bursa granularis cubaniana
(d'Orbigny A.D., 1841); 3: Bursa granularis elisabettae n. ssp; 4: Bursa granularis elisabettae n. ssp.
- D = Dente labiale.
23
24
Primo ritrovamento in alto adriatico di Calappa tuerkayana Pastore, 1995
(Crustacea, Decapoda, Calappidae)
Franco Tiozzo Cuccaro *
Abstract: Viene segnalata la cattura in Alto Adriatico, al largo tra Chioggia e Venezia, di tre esemplari, un
maschio e due femmine, di Calappa tuerkayana Pastore, 1995. Si tratta del primo ritrovamento di questa
interessante specie, che già il Roux (1828) aveva raffigurato come Calappa granulata Var. fig 1 femelle”.
(Pl. XVI: Fig. 1).
In data 25.09.2013 il marittimo Perini Marco della motopesca “Leonardo S. II° ci segnalò di avere pescato
un granchio mai visto prima. Donato al Gruppo Naturalisti Linneo di Chioggia, ebbi il compito di
determinarlo.
Si tratta della Calappa tuerkayana descritta da Pastore nel 1995, di una femmina larga 53,5 mm e lunga 47,0
mm, pescata a circa 12 miglia dalla costa tra Venezia e Chioggia ad una profondità di circa 20 m su fondale
sabbioso.
E' questa la prima cattura in Alto Adriatico di questa specie. Calappa tuerkayana era già stata segnalata per
la prima volta in Basso Adriatico da Ungaro et al. nel 2005.
Pochi giorni dopo, in data 02.10.2013, lo stesso pescatore ci portò altri due esemplari della stessa specie: un
maschio largo 49 mm, lungo 42 ed una femmina larga 55 mm, lunga 46. Questi esemplari sono stati catturati
al largo tra Venezia e Chioggia a circa 7 miglia dalla costa, ma più vicino a Venezia.
I due calappidi, maschio e femmina, mi sono stati subito donati dal gruppo ed ora fanno parte della mia
collezione.
Di seguito presento alcune foto con i particolari della colorazione dal vivo della femmina, depositata presso
la sala museale di P.zzo Ravagnan del Gruppo Naturalisti Linneo di Chioggia, foto dell'addome del maschio,
per delineare una delle caratteristiche generiche, e foto della coppia ora nella mia collezione.
La diffusione di questa specie, ad eccezione del Mar Ligure, comprende ormai l'intero bacino del
Mediterraneo: Mar Tirreno, Mar Ionio, Mare Adriatico.
Le altre specie del Genere Calappa presenti in Alto Adriatico sono:
Calappa granulata (Linnaeus, 1758)
Calappa pelii Herclots, 1851 (Franco Tiozzo, sito web 2011)
Calappa tuerkayana Pastore 1995 (questa segnalazione)
*: Gruppo Naturalisti Linneo
30015 Chioggia (Ve)
Sito web: www.tiozzo.eu
e-mail: franco@tiozzo.eu, franco.tiozzocuccaro@tin.it
25
Fig. 1: Calappa tuerkayana, femmina: visione dorsale posteriore. Collezione G.N.L.
Fig 2.: Calappa tuerkayana femmina: vista frontale dei chelipedi. Collezione G.N.L.
26
Fig. 3: Calappa tuerkayana femmina: visione dorsale a colori naturali. Collezione G.N.L.
Fig. 4: Calappa tuerkayana femmina: vista ventrale del chelipede sinistro. Collezione G.N.L.
27
Fig. 5: Calappa tuerkayana femmina: visione ventrale. Collezione G.N.L.
Fig. 6: Calappa tuerkayana maschio: visione ventrale. Collezione Autore
28
Fig. 7: Calappa tuerkayana femmina: vision posteriore dell’endostoma. Collezione G.N.L.
Fig. 8: Calappa tuerkayana: femmina a sinistra; maschio a destra. Collezione dell’Autore
29
Bibliografia
D'UDEKEN D'ACOZ C., 2001. Remarks on the Genera Balssia Kemp 1922 and Acanthionyx, Latreille
1828 in the Azores and first record of Calappa tuerkayana Pastore, 1995 (Crustacea Decapoda) in the
Atlantic Ocean. Arcipelago Life and Marine Sciences, 18-A: 53-59.
GARCIA, LI., 2002. Presencia de Calappa tuerkayana Pastore, 1995 (Decapoda: Brachyura: Calappodae) en
el Mediterraneo Occidental. Boll. Soc. Hist. Nat. Balears, 45: 217-223
KIRINCIC M & STEVCIC Z. 2008 - Fauna of the Adriatic Decapod Crustaceans (Crustacea: Decapoda)
Status and outlook. Nat. Croat. 17 (2): 131-139.
PASTORE M. 1996. The genus Calappa in the Ionian Sea. Oebalia, 21 [1995]: 187-196.
ROUX P., 1828. Crustacès de La Mediterranée et de son Littoral. Levrault Librerie. Paris: 1-174 ; PL 1-45.
UNGARO et al., 2005. Distribution of demersal crustaceans in the southern Adriatic Sea. Acta Adriat., 46
(1), 27-40.
Ricevuto il 04/12/2013
Accettato il 20/04/2014
30
Un ritrovamento subacqueo di Euparthenia humboldti (Risso, 1826)
(Gastropoda, Pyramidellidae)
Stefano Guerrieri*
Durante una delle mie molte immersioni notturne, mi sono imbattuto in un esemplare di questa
specie, che ho fotografato, allo Shipper line, 4 miglia al largo di Tirrenia (Pisa), ad una profondità di 5 m.
Le foto sono state scattate con un obiettivo Nikon 60 mm e al massimo ingrandimento possibile. Di
conseguenza l’esemplare misura circa 15 mm e alla prima osservazione mi hanno fatto rilevare che il
soggetto ha più giri della norma.
*g u e r r i e r i.s t e f a n o 1 @ v i r g i l i o . i t
31
Mostro, per fare il confronto, un esemplare della collezione di Edoardo Perna che me lo ha gentilmente
messo a disposizione:
(Foto Edoardo Perna: esemplare mm 7,4 da Kalimnos - Grecia - Profondità 5 m. Immersione 2012.)
Si nota subito come l’esemplare da me fotografato mostri nove giri contro i sei di quello dell’amico
Edoardo, ma la descrizione del Risso (Fig. xx), descrive chiaramente sette giri (eccetto i primi due apicali) e,
quindi, nove giri in tutto. Mi hanno però fatto notare che, nel complesso, la conchiglia appare più lunga del
normale.
Altra nota riguarda il fatto che nessuno aveva visto l’animale vivo, tanto che in passato si era pensato
potesse trattarsi di una specie fossile.
Per avere il mollusco in posizione l’ho leggermente spostato come si deduce facilmente dalla successione
delle immagini delle prossime pagine.
La cosa più peculiare però è quella che emerge da questi scatti effettuati in sequenza sullo stesso
soggetto: probabilmente lo stress provocato dall’illuminazione dei faretti della mia attrezzatura fotografica
ha spinto l’Euparthenia a produrre uova. A mia conoscenza è la prima volta che si osservano le ovature di
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questa specie. È anche stato avanzato il dubbio che possa trattarsi non di una “deposizione di uova” ma di
una “predazione” delle stesse. I molluschi di questa famiglia hanno in effetti anche abitudini predatorie ma
nulla di certo che possa supportare questa tesi.
Ho cercato anche di trovare altri esemplari ma la località del ritrovamento, distante 7 miglia
dall’ormeggio della mia barca, non mi ha facilitato il compito e non sempre le condizioni meteo sono delle
più favorevoli per questo tipo di immersioni. Questo, quindi, è al momento, l’unico mio ritrovamento della
E. humboldti.
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Ed ecco ora alcuni dettagli che consentono di apprezzare meglio alcuni particolari tra i quali anche
l’aspetto vitreo dell’apice della conchiglia.
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Sistematica
Genus Euparthenia Thiele, 1931
Speciem:
Euparthenia humboldti (Risso, 1826)
Sinonimi:
Kleinella (Euparthenia) humboldti. (Risso, 1826)
Chemnitzia humboldti (Risso, 1826)
Menestho dollfusi Locard, 1886
Menestho humboldti (Risso, 1826)
Menestho humboldti var. tuberculata Bucquoy, Dautzenberg & Dollfus, 1883
Parthenia bulinea var. subventricosa Lowe, 1841
Rissoa turriculata Calcara, 1839
Tornatella clathrata Philippi, 1836
Tornatella lactea Michaud, 1829
Turbonilla humboldti Risso, 1826
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Fig. xx: Descrizione originale di Risso (1826). Trad.: Conchiglia glabra, trasparente, lucente, color avorio;
sette giri di spira (escludendo i due apicali) con linee longitudinali e trasversali, che formano una rete
scolpita.
Ricevuto il 05/02/2014
Accettato il 20/04/2014
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FOTOGRAFARE UNA MICROCONCHIGLIA
Ennio Squizzato *
Premetto che non ho studiato fotografia grafica e quel poco che riesco a fare con i programmi che
uso l’ho imparato cercando di trovare in rete qualche suggerimento.
Uno studio fotografico attrezzato con un buon grafico farà molto meglio ma io mi accontento di ciò che
riesco a fare da autodidatta e dopo molte prove. Lo scopo di questa nota è condividere quello che sono
riuscito ad imparare.
Prendiamo come esempio la foto di una Dicoleps marianae Rubio, Dantart & Luque, 1998 di 0,9 mm già
pubblicata in rete. Ho disegnato una riga millimetrata per far notare come, in un decimo di millimetro, si
leggano comodamente 7 strie spirali, ma se ne potrebbero vedere altrettanto bene anche 10 o forse più.
Nella scheda vengono mostrate quattro foto separate e appositamente montate nell'immagine
complessiva.
Un esame della foto frontale evidenzia un mio errore nel quale si cade facilmente.
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Se guardate l'interno della conchiglia si intravede una sfocatura nella parte interna di fondo. Mentre si
fotografa la conchiglia, eseguendo più scatti a partire dalla parte più vicina all'obiettivo del microscopio e
procedendo verso il fondo, è facile ritenere concluso, l'occhio inganna, il numero degli scatti nel momento in
cui si è messo a fuoco il bordo esterno, circa a metà dello spessore della conchiglia. Altri scatti avrebbero
messo a fuoco anche quella parte interna di cui parliamo.
Errore a parte, viene logico pensare ad un microscopio di altissima qualità. Nulla di vero: mi servo si di
un discreto apparecchio, comprato su internet a circa 400 euro, dotato di terzo attacco per macchina
fotografica nel quale inserisco una webcam da 3 Mp, ma vi assicuro che non è in grado di produrre
immagini di questo tipo. Non possiede cioè tutta quella profondità di campo.
La sua qualità evidente è quella di ottiche ben corrette e quindi non affette da quelle aberrazioni
cromatiche che sempre disturbano le nostre foto.
Il segreto di queste foto risiede nella tecnica, imparata in rete, di effettuare una serie di scatti, in pratica
una stratificazione, che copre tutta la profondità dell'esemplare.
Il risultato può quindi considerarsi il frutto di un discreto microscopio, di una certa quantità di tempo per
produrlo e di un programma che, elegantemente ed automaticamente, fonde automaticamente le foto
raccogliendo da ciascuna le parti più a fuoco.
Vi mostro ora le prime sei delle dieci foto con le quali ho realizzato l'immagine che trovate a fine articolo.
In ciascuna ho indicato approssimativamente, con una barretta, l'area maggiormente a fuoco.
Le immagini sono in sequenza e, ricordate bene, vanno proposte al programma Combine esattamente in
ordine di messa a fuoco. In caso contrario i risultati potrebbero anche essere peggiorativi di anche un solo
fotogramma.
Potete notare sulla prima immagine che ho, erroneamente, omesso di effettuare uno scatto proprio
sull'apice. Il risultato finale è comunque buono, ma questa mancanza avrebbe potuto essere determinante per
alcune specie dove, come noto, è proprio sulla protoconca che ci si basa per la classificazione.
Potete effettuare un confronto visivo tra queste foto e il risultato finale per meglio comprendere quanto
possa valere la pena dedicare del tempo alla realizzazione di queste schede.
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Ecco quindi uno degli elementi di questo mio lavoro: un microscopio trinoculare 7X-45X con l’aggiunta
di una lente addizionale, per obiettivo da 2X, che mi da un ingrandimento di circa 90X, una fotocamera da
microscopio da 3 Mp ed una lampada a led ad anello con regolazione di luminosità.
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IL PROCEDIMENTO
Normalmente uso 4 programmi, non indispensabili, ma personalmente più pratici per eseguire certi
passaggi:
- Picasa 3 per l’acquisizione e fotoritocco;
- CombineZM per trasferire i diversi piani di scansione in un’immagine nitida e con totale profondità di
campo;
- Microsoft Office Picture Manager principalmente per raddrizzare e tagliare l’immagine;
- Adobe Photoschop CS4 per fotoritocco.
Per migliorare il risultato della ripresa e per facilitare i ritocchi successivi, il soggetto viene posizionato
su un supporto ricoperto di stoffa nera opaca a trama finissima.
VEDIAMO ORA IN DETTAGLIO I DIVERSI PASSAGGI
1 – scatto delle foto:
Apriamo Picasa 3, selezioniamo il pulsante IMPORTA, in alto a sinistra, e dal menu a tendina che si apre
selezioniamo la fotocamera.
Nella finestra che si apre si vede il soggetto da fotografare.
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Fatte le dovute regolazioni di ingrandimento e messa a fuoco col microscopio, si possono fare ulteriori
sistemazioni, quelle elettroniche via programma (regolazione del bianco, esposizione, colore) selezionando
il pulsante SETTINGS.
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Terminate le regolazioni e chiusa la finestra Settings con OK, si passa alla sequenza di scatti col pulsante
CAPTURE partendo da una messa a fuoco in primo piano e scatti successivi dei diversi piani di messa a
fuoco, fino al più profondo.
Occorre un poco di esperienza per determinare quale rotazione effettuare sulla manopola di messa a
fuoco del microscopio.
Nel mio caso a 90x effettuo piccolissimi spostamenti di circa 2°-3°.
Non l'ho sperimentato personalmente ma mi hanno suggerito di fissare sulla manopola un'asta lunga una
ventina di centimetri: agendo all'estremità di questa si dovrebbero ottenere spostamenti più precisi.
Ricordate poi che maggiore è l’ingrandimento utilizzato, maggiore sarà il numero di scatti da fare, dato
che la profondità di messa a fuoco si riduce in proporzione. (per 10x bastano 3 scatti per un 90x ne servono
una decina).
Terminata la serie di scatti, chiudiamo la finestra di acquisizione e procediamo al salvataggio delle
immagini.
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Nella parte inferiore della schermata troviamo i menu a tendina per la scelta della posizione e nome della
cartella dove salviamo le nostre foto. Salviamo il tutto con il pulsante IMPORTA TUTTI. Può apparire
strano usare il termine IMPORTA, ma vi faccio notare che indica l'importazione dalla fotocamera al PC.
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2 – elaborazione delle immagini
Chiudiamo Picasa 3 ed apriamo CombineZM. Nella finestra del programma, selezioniamo File-New e
apriamo la cartella dove in precedenza abbiamo salvato le immagini.
Si apre una finestra dove sono visibili tutte le foto della nostra cartella.
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Selezioniamo tutte le immagini che vogliamo usare e clicchiamo sul pulsante APRI, dalla barra dei menu
di Combine selezioniamo MACRO e dal menu a tendina selezioniamo DO SOFT STACK (via più semplice
che però può essere sostituita da varie manipolazioni da parte di mani esperte del programma).
Lasciamo lavorare il programma ed alla fine sarà visibile l’immagine elaborata con il soggetto
interamente a fuoco. Selezioniamo nuovamente il pulsante MENU e dal menu a tendina SAVE
FRAME/PICTURE AS e salviamo la nostra foto in una cartella facilmente accessibile per le ulteriori
modifiche. Chiudiamo CombineZM.
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3 – Manipolazione dell'immagine finale
Apriamo Microsoft Office Picture Manager selezioniamo la cartella dove abbiamo salvato la foto
risultante da CombineZM e apriamola.
Dalla barra degli strumenti selezioniamo MODIFICA IMMAGINI e dalla barra laterale che si apre,
selezioniamo RUOTA e CAPOVOLGI. Con le frecce ANGOLO ARBITRARIO facciamo girare l’immagine
fino ad avere il soggetto nella posizione desiderata.
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Premiamo OK e ritagliamo l’immagine. Passiamo ora ad un primo ritocco molto importante: aumentare il
contrasto.
Selezioniamo il pulsante ritocchi, quello col pennello, e dal pannello che si apre selezioniamo il
CONTRASTO.
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Regolando il cursore che appare, aumentiamo il contrasto fino a far sparire le parti non perfettamente
nitide ma facendo attenzione a non contrastare troppo. Confermiamo il lavoro con il pulsante APPLICA.
Dal menu FILE salviamo tutto il lavoro.
Chiudiamo il programma.
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Apriamo ora Photoschop CS4 e dal menu FILE selezioniamo APRI, poi selezioniamo ed apriamo la
nostra foto.
Procediamo alla pulizia del fondo: dalla barra laterale destra selezioniamo STRUMENTO PENNELLO e
dalla bassa superiore che è apparsa selezioniamo il pennello desiderato (normalmente uso un pennello a
bordo sfumato che mi permette di ripulire vicino al soggetto senza intaccare il bordo stesso).
Possiamo migliorare ulteriormente la nostra foto selezionando, dalla barra superiore il menu IMMAGINE
e dal menu a tendina TONO AUTOMATICO, CONTRASTO AUTOMATICO e COLORE AUTOMATICO.
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Possiamo già salvare il nostro lavoro che dovrebbe essere sufficientemente buono ma, se vogliamo
tentare di far risaltare ancora di più il nostro soggetto, possiamo provare un altro ritocco.
Con questi programmi solo l'esperienza diretta può portarci a un risultato per noi più gradito.
Sempre dalla barra superiore selezioniamo LIVELLO, dal menu a tendina DUPLICA LIVELLO.
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Ancora dalla barra superiore, selezioniamo FILTRO poi ALTRO e per finire ACCENTUA PASSAGGIO.
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L’immagine si trasforma in un negativo e con il cursore presente sulla piccola finestra lente, cerchiamo di
trovare il punto dove abbiamo la migliore nitidezza nei particolari. Alla fine confermiamo con OK.
Nella barra laterale sinistra, nella finestra Livelli, selezioniamo il menu a tendina con la scritta
NORMALE e quindi LUCE SOFFUSA.
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Il nostro lavoro è terminato. Dal menu FILE selezioniamo SALVA e procediamo a salvare il tutto in
formato JPG per praticità.
*e n n i o s q u i z z a t o @ v i r g i l i o . i t